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La proposta di modifica delle regole di caccia presentata dal Governo Meloni ha suscitato molte polemiche tra associazioni ambientaliste, opposizione politica e cittadini, per i profondi cambiamenti che comporterebbe nella gestione della fauna selvatica e nelle modalità di esercizio venatorio.
Il tutto si compone di 18 articoli e introduce modifiche significative. La caccia viene riconosciuta come attività utile alla tutela della biodiversità, una definizione che secondo gli ambientalisti stravolge il senso delle normative europee in materia di conservazione.
Tra i cambiamenti più rilevanti alle regole di caccia troviamo:
- Riduzione delle aree protette: le Regioni saranno obbligate a ridurre le aree “ritenute eccessive”, con possibilità d’intervento diretto del Ministro dell’Agricoltura tramite poteri sostitutivi.
- Caccia in aree demaniali: sarà consentita in spiagge, foreste, praterie e altre zone pubbliche, aumentando il rischio per escursionisti, ciclisti e cittadini.
- Caccia notturna e su neve: sarà possibile organizzare battute anche di notte e sui terreni innevati, sfruttando le tracce lasciate dagli animali in condizioni di difficoltà.
- Estensione dei periodi venatori: si potrà cacciare anche oltre febbraio, periodo cruciale per migrazione prenuziale e nidificazione.
- Caccia su proprietà private: i cacciatori potranno accedere ai fondi privati anche senza il consenso del proprietario.
- Sanzioni per chi protesta: previste multe fino a 900 euro per chi contesta le uccisioni durante i piani di controllo faunistico, mentre non cambia nulla sul fronte del bracconaggio.
- Appostamenti senza limiti: cancellato ogni vincolo alla costruzione di nuovi capanni fissi di caccia, con effetti negativi su paesaggio e turismo.
- Aumento animali cacciabili: le specie catturabili passano da 7 a 47, aumentando il rischio di traffico illegale di fauna selvatica.
- Licenze per cittadini stranieri: sarà possibile concedere licenze anche a stranieri senza l’obbligo di formazione specifica sulle regole caccia italiane.
Particolare attenzione viene poi riservata al controllo del cinghiale: agricoltori e proprietari di fondi, se muniti di licenza e formazione, potranno abbattere i capi e trattenerli, previa analisi igienico-sanitaria. La misura è pensata come compensazione dei danni provocati dalla fauna selvatica alle coltivazioni.
Associazioni ambientaliste ENPA, LAC, LAV, Lipu e WWF Italia hanno definito queste nuove regole caccia come un atto autoritario e pericoloso, che mette a rischio la fauna selvatica, la sicurezza pubblica e i diritti di tutti i cittadini, denunciando anche un possibile aumento del bracconaggio e dell’inquinamento dovuto alla possibile cancellazione dei limiti per la costruzione di appostamenti e all’uso del piombo nelle munizioni.
Le opposizioni considerano quindi questa proposta come un grave arretramento per la tutela ambientale e la conservazione della biodiversità italiana, rischiando di trasformare la natura in un bene privato e politicizzato. È essenziale che la società civile, le forze politiche e i cittadini siano consapevoli degli effetti potenzialmente distruttivi di questa riforma sulle regole di caccia, per opporsi a un cambiamento che potrebbe compromettere irreversibilmente la gestione sostenibile della fauna selvatica e degli ecosistemi naturali.


