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Il Chow Chow è uno di quei cani che si guardano e non si dimenticano. Il mantello folto che incornicia il muso, il portamento fiero, quella lingua blu-nera pressoché unica nel mondo canino: tutto in lui comunica qualcosa di antico e fuori dall’ordinario. Ma il Chow Chow non è solo estetica. Dietro quell’aspetto da leone in miniatura si nasconde una personalità complessa, che chiede di essere compresa nei suoi ritmi, nelle sue esigenze, nel modo tutto suo di stare al mondo.
Chow Chow: storia e origini di una razza millenaria
Per capire davvero un Chow Chow, vale la pena partire da lontano – molto lontano. Le sue radici affondano in Cina, dove i suoi antenati vivevano già migliaia di anni fa. Apprezzato dagli imperatori cinesi per le sue doti di fiuto e per la forza fisica fuori dal comune, nel tempo divenne anche un eccellente guardiano. Fu solo intorno al 1780 che i mercanti inglesi lo portarono in Europa, regalandogli quella visibilità internazionale che poi avrebbe conquistato anche personaggi celebri come Konrad Lorenz e Sigmund Freud, entrambi suoi ammiratori dichiarati.
Dal punto di vista fisico, il Chow Chow è un cane compatto e solido. Il cranio è ampio, il muso schiacciato, la coda portata ricurva sul dorso. I maschi raggiungono un’altezza compresa tra i 48 e i 56 cm, le femmine tra i 46 e i 51 cm, con un peso nei maschi che può avvicinarsi ai 40 kg. Il mantello può presentarsi in diverse varianti cromatiche (rosso, cerbiatto, nero, blu, crema, bianco) e in due versioni distinte: pelo lungo e pelo corto, anche se quest’ultima è decisamente più rara.
La caratteristica che però colpisce davvero chi lo incontra per la prima volta è la lingua: blu-nera, completamente diversa da quella di qualsiasi altra razza. Una peculiarità dovuta a un accumulo di melanina, intorno alla quale nei secoli si sono intrecciate leggende suggestive. Una di queste narra che, quando Buddha dipinse il cielo, un Chow Chow leccò via tutte le gocce di colore blu cadute a terra. E da quel giorno porta quella tonalità indelebile sul palato. Al di là della leggenda, quello che conta è che questa caratteristica è un marcatore biologico preciso, non il frutto di una selezione estetica recente: appartiene alla razza da sempre.
Il carattere del Chow Chow: cosa c’è dietro la sua calma apparente
Chi si avvicina al Chow Chow aspettandosi un cane esuberante, pronto a saltarti addosso al rientro a casa, resterà probabilmente sorpreso. La sua indole è radicalmente diversa: riservata, autonoma, silenziosa. Abbaia poco, e quando lo fa c’è sempre un motivo. Non cerca il contatto costante, né dipende emotivamente dalle persone nel modo in cui lo fanno molte altre razze. Questo non lo rende un cane “freddo” – lo rende semplicemente uno che ha un modo tutto suo di esprimere fedeltà e vicinanza.
Con il nucleo famigliare, una volta stabilito un legame, si mostra protettivo e presente. Con gli estranei tende all’indifferenza: una naturale diffidenza che può trasformarsi in problema se non viene gestita fin da cucciolo. Con gli altri cani il suo approccio è pragmatico: se il coinquilino a quattro zampe non gli va a genio, lo ignorerà. Se invece lo trova simpatico, si instaurerà una convivenza serena, anche se difficilmente spettacolare nei giochi.
Un altro aspetto che sorprende chi non lo conosce: il Chow Chow, nonostante la sua compostezza, non è un cane pigro per natura. Sa essere agile e scattante quando vuole, e in certi momenti scarica una vitalità inaspettata. Il problema è che difficilmente indirizza questa energia in modo prevedibile o su comando. E qui entra in gioco la sua leggendaria testardaggine.
Analisi genetiche condotte su diverse razze canine hanno collocato il Chow Chow tra i gruppi più vicini al lupo dal punto di vista genomico, insieme ad altre razze asiatiche di antica origine come l’Akita e il Basenji. Un dato che racconta quanto la sua linea sia rimasta relativamente invariata nel tempo.
Come educarlo: metodi, pazienza e rispetto reciproco
L’educazione del Chow Chow è forse l’aspetto più delicato, e anche il più frainteso. Spesso viene descritto come un cane “difficile da addestrare”, ma sarebbe più corretto dire che è un cane che non vede motivi sufficienti per obbedire se non gliene vengono dati di validi. La sua intelligenza è fuori discussione, è un animale riflessivo e attento. Ma l’intelligenza, in lui, si accompagna a un’autonomia di giudizio che lo porta a valutare ogni richiesta prima di accettarla.
Metodi duri o coercitivi non funzionano: sortiscono l’effetto opposto, irrigidendo il cane e rendendo impossibile qualsiasi forma di collaborazione. Serve invece un approccio chiaro, costante, capace di offrire motivazioni concrete. La creatività e la pazienza sono le vere leve con questa razza.
La socializzazione precoce è poi un passaggio che non si può saltare. Abituare il cucciolo al contatto con bambini, persone nuove e altri animali fin dalle prime settimane di vita fa la differenza sul lungo periodo, sia in termini di gestibilità quotidiana sia di sicurezza. Un Chow Chow che non è stato socializzato adeguatamente tende a sviluppare comportamenti difensivi che possono diventare complicati da gestire. Se si è alla prima esperienza con questa razza, affidarsi a un educatore cinofilo esperto è la scelta più saggia.
Quanto esercizio serve e come prendersi cura del suo manto
Sul fronte del movimento, il Chow Chow ha bisogno di attività fisica regolare, anche se non richiede sessioni intensive o sport estremi. Lunghe passeggiate in ambienti naturali (boschi, campagna, percorsi non troppo affollati) sono la sua dimensione ideale. Una camminata di buon passo ogni giorno è il minimo per mantenerlo in forma e mentalmente equilibrato, sommata alle uscite quotidiane per i bisogni fisiologici. Gli sport cinofili strutturati, come agility o obedience, vengono praticati da alcuni esemplari anche con risultati apprezzabili, ma si tratta di eccezioni: non è nella sua natura trovare motivazione sufficiente per questo tipo di attività.
Il manto, invece, è un capitolo a sé. La versione a pelo lungo – la più diffusa – richiede cure costanti: spazzolature frequenti per evitare nodi, attenzione nei periodi di muta in cui il pelo si accumula ovunque in casa. La versione a pelo corto è molto più gestibile: una spazzolata ogni tanto è sufficiente, senza particolari impegni quotidiani. Per il bagno non esiste una frequenza fissa – ci si organizza quando il cane si sporca, usando prodotti specifici per mantelli densi e folti.
Dalla sindrome brachicefalica alle sensibilità al caldo
Si tratta di una razza brachicefala, ossia con il muso schiacciato. Questa conformazione, in alcuni soggetti selezionati per accentuarne i tratti estetici, può portare a problematiche respiratorie serie, raggruppate sotto il nome di sindrome delle vie aeree brachicefaliche. Chi ne soffre fatica a respirare normalmente, può manifestare apnee notturne e sopporta molto male il caldo. Nei casi più gravi è necessario l’intervento chirurgico.
Il problema non è la razza in sé, ma una certa tendenza alla selezione estetica esasperata: alcuni allevatori, inseguendo il “tipo” più accigliato e compresso, hanno finito per compromettere la salute dei soggetti. Scegliere il proprio Chow Chow con attenzione (informandosi sull’allevamento, sulla salute dei genitori, sui test effettuati, etc.) è perciò un gesto di rispetto verso il cane, prima di qualsiasi altra considerazione.
Indipendentemente dalla conformazione, questa razza soffre il caldo più di molte altre. Nelle stagioni calde occorre limitare le uscite nelle ore più torride, assicurarsi che abbia sempre acqua fresca disponibile e garantirgli spazi freschi e ventilati. Il suo manto denso trattiene il calore in modo significativo e il cane ne risente. Imparare a riconoscere i segnali di disagio termico in questa razza in particolare è dunque parte integrante di una buona convivenza.


