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Carburante per aereo dal grasso di maiale? Ecco perché non è sostenibile

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Il settore dell’aviazione è tra i più difficili da decarbonizzare. Gli aerei consumano grandi quantità di carburante fossile e contribuiscono in modo significativo alle emissioni di CO₂ su scala globale. Ecco perché negli ultimi anni sono cresciuti gli investimenti e le sperimentazioni legate ai carburanti sostenibili per aereo, noti anche come SAF (Sustainable Aviation Fuels). 

Tra le proposte più discusse – e controverse – tuttavia c’è quella di produrre carburante per aereo a partire da grasso animale, in particolare quello di maiale. Alcune compagnie aeree e aziende energetiche hanno avviato sperimentazioni su questa fonte, sostenendo che si tratti di un modo per riutilizzare scarti dell’industria alimentare e ridurre i rifiuti. L’idea può sembrare affascinante: trasformare un sottoprodotto in energia, riducendo la dipendenza dal petrolio. Ma a uno sguardo più attento, emergono numerosi problemi, sia tecnici che etici. 

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Il falso mito del carburante per aereo “verde” dagli animali 

La proposta di utilizzare il grasso di maiale come carburante per aereo si basa sull’apparente logica di riutilizzare “scarti” dell’industria alimentare, trasformandoli in una risorsa energetica. Questo approccio viene spesso presentato come un esempio di economia circolare, dove nulla va sprecato e ogni sottoprodotto trova una nuova vita utile. Tuttavia, definire il grasso animale come un semplice “scarto” rappresenta una grave semplificazione che ignora le dinamiche produttive reali degli allevamenti intensivi. I grassi animali sono infatti un sottoprodotto della zootecnica e gli allevamenti intensivi costituiscono una delle principali fonti di inquinamento del pianeta.  

Quando si parla di utilizzare grasso di maiale per il carburante degli aerei, non si sta semplicemente recuperando uno scarto destinato al rifiuto, ma si sta creando un nuovo mercato che può incentivare ulteriormente la produzione intensiva di suini. La domanda crescente di questo “sottoprodotto” rischia così di trasformarlo da scarto in obiettivo produttivo. L’interesse economico verso l’allevamento intensivo di maiali aumenterebbe di conseguenza e l’obiettivo di sostenibilità ambientale che dovrebbe guidare la ricerca di carburanti alternativi per l’aviazione verrebbe completamente contraddetto. 

Il grasso di maiale è già oggi utilizzato in numerosi settori: dalla produzione di mangimi per animali domestici, alla cosmesi, fino alla produzione di saponi. La sua disponibilità è quindi molto limitata.

Quanti maiali servono per un volo transatlantico? 

I numeri legati all’utilizzo del grasso di maiale come carburante per aereo rivelano poi l’assurdità pratica di questa proposta. Per produrre tutto il carburante che viene consumato in un volo da Parigi a New York è necessario il grasso estratto dalle carcasse di 8.800 maiali. Questa stima della European Federation for Transport and Environment mostra chiaramente l’insostenibilità di scala di questa soluzione. Se consideriamo che ogni giorno vengono effettuati migliaia di voli intercontinentali in tutto il mondo, il numero di maiali necessari per soddisfare anche solo una frazione del fabbisogno di carburante dell’aviazione civile raggiungerebbe cifre astronomiche.  

Il calcolo non tiene nemmeno conto del fatto che non tutto il grasso animale può essere convertito in carburante utilizzabile, e che il processo di trasformazione stesso comporta ulteriore consumo energetico e produzione di emissioni. La sproporzione tra la risorsa disponibile e il fabbisogno energetico dell’aviazione rende questa proposta non solo eticamente discutibile, ma anche praticamente irrealizzabile su larga scala, relegandola al massimo a esperimenti pilota che potrebbero servire più come operazioni di marketing verde che come vere soluzioni sostenibili. 

 

Alternative realmente sostenibili ai carburanti tradizionali 

Mentre il grasso di maiale si rivela una falsa soluzione per il carburante degli aerei, esistono alternative realmente promettenti che meritano maggiore attenzione e investimenti. I Sustainable Aviation Fuels (SAF) rappresentano una categoria di biocarburanti che possono essere prodotti da fonti vegetali sostenibili, alghe, o processi di cattura del carbonio, senza richiedere l’espansione di settori già problematici dal punto di vista ambientale. Questi possono essere miscelati con il normale carburante per motori a reazione. Lungo l’intero ciclo di vita, hanno poi un impatto di almeno il 65% più basso rispetto al carburante normale. 

Anche se attualmente il SAF rappresenta solo una quota pari allo 0,1% del totale del carburante usato dalle compagnie aeree e costa significativamente di più del carburante tradizionale, questi biocarburanti hanno il potenziale di scalare senza aumentare la pressione sugli allevamenti intensivi. La ricerca dovrebbe concentrarsi su queste tecnologie, insieme allo sviluppo di propulsioni alternative come l’idrogeno verde e i motori elettrici per voli a corto raggio, piuttosto che cercare scorciatoie che rischiano di creare più problemi di quanti ne risolvano. 

 

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